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IL FORTE S.ANDREA
LA CATURA DEL “LIBERATEUR D’ITALIE”- APRIL 1797
Co l’esercito francese che scorazza su e zò par tuta la Teraferma Veneta, intimando condizion e minace a Senato, Inquisidori e Magior Consilio ( disea Napoleon de voler tajarghe le onge al Leon de San Marco) e proprio finchè gera in indrìo infogarse la Rivolta de le Pasque veronesi, verso el calar de la sera del 20 April se presenta in prossimità del porto del Castel de S. Andrea tri bastimenti a vele gonfie. A sta vista el zoeno “Deputato al Castelo de S. Andrea, Lido porto e canali adiacenti”, N.H. Domenico Pizzamano ordina a la guarnigion de proveder tute le misure de sorvejanza. El Castel l’è bastanza fornìo de artilierie e munizion, co rento 121 fanti de la Milizia Veneta, altri 115 e 460 oltramarini gera fra Lido e Serajo; de sti Schiavoni 279 se trovava a la Certosa e a S. Erasmo. Uno dei bastimenti se vessina a on tiro de canon dal Castel, invesse de xlontanarse come gavea fato i altri du, e spara sete canonè a salve; cossì do lance par ordine del sopracomito Bragadin ghe se para de fianco par intimarghe de retrocedare ricevendo na risposta arogante dal Laugier, comandante francese de sto tartanone anconetano con 8 canoni a bordo, 38 soldà , 4 passegeri e un pescador ciozzoto trato in ostagio par farse insegnar la rota verso el Lido. A sto ponto el Pizzamano ordena de far fora tenda e tegnerse pronti al conbatimento, cossì come gaveva ricevù istrussion dai damò del Senato ancora el 17 April in caso de ingresso in porto de inbarcassion armè straniere. Solo alora el capitan francese tira su l’ancora e mete in azion i remi par xvignarsela ma oramai l’è tardi: dai bastimenti veneti de la Viscovich e Malovich i sbara la prima scanonà e scariche de moscheti. Batalia generale, co fusilè che riva da tuti i cantoni, dal Lido, dal Castel e parfin da la Certosa. L’equipagio del Liberateur d’Italie peta lì le manovre e se rifugia soto coperta. El tartanon senza pì comando in balìa de la corente fenisse prima soto i muri de la bateria del Lido da ‘ndò ghe piove dosso s-ciopetè e parfin bale de canon lancè a man, scanonè dal Castel che colpisse la superfice del bordo e infine portà da la corente fenisse arente la Viscovich. Qua i Oltramarini furibondi, pensando de essar pena stè abordè, se xlanza a l’arenbajo del Liberateur co le siabole in man. Segue na mischia selvagia parchè i Dalmati, soratuti, gà el dente invelenà contro i Francesi par angarìe e matratamenti subìi a Palmanova proprio da sto esercito. El Pizzamano vedendo che el tartanon l’è oramai atracà a la galeota Veneta siga : “Basta! Basta!” par sparagnar altri morti e ciama el Viscovich a frenar i so soldà e solo dopo on toco i sopracomiti ristabilisse l’ordine. I spari gera durè 20-30 menuti. Dexmontai i Oltramarini e co l’equipagio francese prisoniero soto coperta el Liberateur vegne tolto in consegna da l’Alfiere Belglava e da 6 omani de la galera Bella Chiaretta. Dei francesi 5 risulta morti e 8 feriti. El vecio pilota ciozzoto Domenico Lombardo el morarà par le ferìe. El 21 el Senato decreta elogi speciali al Pizzamano invitandolo a continuar el so conpito co sto zelo, e assegna mezo mese de paga par premio a la trupa de la galeota Viscovich e riconpense ancora pì grosse ai uficiai. Domenico Pizzamano nasse el 6 Marzo 1748 a Corfù, fiolo del Proveditor e Capitano veneziano. Nel 1783 deventa lù Proveditor de Corfù. Quando int’el 1796 el Proveditor a le Lagune e ai Lidi de l’Estuario de Venezia Giacomo Nani se apresta a disponer la Difesa de la Capitale da Napoleone, Pizzamano l’è uno dei 18 Patrizi che se ofre volontari par salvare la Patria. Vegne nominà dal Nani Deputato al Castello di S. Andrea del Lido porto e canali adiacenti dove gà el conpito, fra l’altro de custodir serti detenuti politici de la Teraferma (i Traditori giacobini) Dopo l’episodio de la catura del Liberateur d’Italie, el Pizzamano vegnarà trato in aresto el 3 majo par ordene del Senato quando oramai le istituzion venete gera deventà on pajasso in man de Napoleon, e sotoposto a on processo farsa. Vegnarà libarà par intercession del vescovo de Treviso, so parente, a la fine de Otobre. Morarà el 12 Dissenbre 1817 dopo na malatia de vari mesi.
Il forte di Sant’Andrea
Il forte di Sant’Andrea prende il nome dalla presenza di un convento nella zona, edificato nel 1199. Esso risale alla prima metà del XVI secolo (l’intera costruzione tranne il mastio centrale). Il forte nacque per delle esigenze che si erano create nella prima metà del ‘500 a seguito della pressione esercitata dalla politica espansionistica dell’impero ottomano, guidato da Solimano II. Fu così che, per ordine del Consiglio dei Dieci, i più abili tecnici della Serenissima Repubblica iniziarono a studiare tutte le possibili soluzioni, tenendo conto delle migliorate prestazioni delle artiglierie: infatti l’abbandono delle antiche bocche da fuoco ad alto calibro a favore di nuove a calibro minore e l’adozione della palla di ferro fuso costituivano un’innovazione importantissima, che modificava radicalmente l’utilizzo delle artiglierie in battaglia. Così il forte nacque per la collaborazione di un tecnico militare, il Da Castello, e un famoso architetto, il Sanmicheli. Il primo aveva individuato dove porre il forte nonché la sua struttura molto particolare, il secondo aveva curato la costruzione, la parte tecnica e la parte ornamentale. Il loro lavoro fu validissimo, tanto che il forte rimase utile per tre secoli, almeno fino a quando non iniziarono ad essere impiegate le artiglierie rigate, che imposero la ricerca e la realizzazione di tipi completamente diversi di fortificazioni (basti ricordare che, con l’avvento delle artiglierie rigate, si acquisì una precisione balistica al tempo eccezionale, che permetteva di colpire il bersaglio con una discreta mira anche da distanze abbastanza elevate, o meglio, anche quando il bersaglio non era a vista). Il forte di Sant’Andrea era sempre disarmato a causa delle preziosità delle artiglierie. Queste venivano conservate nell’arsenale e venivano trasportate nel forte solo nel caso di grande pericolo imminente. Ad esempio furono importate nel forte, durante la guerra di Cipro nel 1571, circa tre mesi prima della battaglia di Lepanto. Quella volta furono portati dall’arsenale 57 pezzi, alcuni da 50 libbre e altri da 100. ma non fu impiegato in quella battaglia. Anzi, il forte di Sant’Andrea non fu mai realmente impiegato o meglio, fu impiegato esclusivamente due volte in tutta la sua storia. Questo era dovuto all’estrema sicurezza del "Golfo di Venezia" (come i veneziani chiamavano orgogliosamente il mare Adriatico) che era sempre controllato e difeso preventivamente dalla flotta di San Marco. La prima delle due volte che il forte venne utilizzato fu per prova, poco tempo dopo l’ultimazione delle opere di restauro. La seconda ed ultima volta fu anche l’ultima volta che Venezia si poté definire Serenissima Repubblica, ovvero in occasione della fine della libertà di Venezia nel 1797 durante la Rivoluzione Francese. Il 20 aprile 1797 il vascello francese "Liberatore d’Italia" tentò di entrare per la bocca del porto di Lido, probabilmente perché inseguito dalle navi nemiche, oppure per provare le capacità difensive di Venezia. Fu così che il comandante del forte Domenico Pizzamano diede l’ordine di sparare e, una volta in trappola, il vascello "liberatore d’Italia" venne prontamente catturato dalla flotta della Serenissima Repubblica. Quest’episodio fu l’ultima opposizione di Venezia, che venne in seguito conquistata da Napoleone.
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